Con l’auto, si prende la strada che si stacca dalla strada principale della Val Rendena, dopo il paese di Carisolo e che si inoltra nella Val di Nambrone; superato il Rif. Nambrone, la strada s’inerpica tortuosa fino a quota 1911 dove anziché proseguire verso il Rif. Cornisello si deve girare a sinistra e si arriva fino a dove la strada termina, nei pressi della Malga Vallina d’Amola. Qui si lascia l’auto e ci si incammina lungo una stradina in direzione della malga. Superato questa, la stradina diventa sentiero che, dopo aver attraversato un torrente, risale con ripidi tornanti un erto pendio sulla destra e ci porta al suo apice da dove ora si vede sia il rifugio che la cima. Percorrendo con moderata pendenza il crinale verso ovest si arriva in breve al Rifugio Segantini. Da dietro il Rifugio, si prendono le tracce di sentiero che si dirigono verso nord-ovest in direzione di una vistosa morena che si trova nel centro del vallone. La si risale nel mezzo e la si percorre tutta fino ad arrivare sulle rocce sottostanti la vedretta di Monte Nero. Si risalgono senza difficoltà in direzione della Bocchetta di Monte Nero fino ad incontrare il piccolo ghiacciaio che, a seconda dell’innevamento, può richiedere l’uso dei ramponi. Qui c’è un primo tratto delicato in quanto l’accesso alla Bocchetta di Monte Nero è piuttosto ripido e in assenza di neve si presenta come uno scivolo di sfasciumi instabili. Sul Ghiacciaio inoltre, specie al ritorno, nelle ore più calde, rotolano spesso grossi massi, insomma è un tratto nel quale bisogna passare abbastanza velocemente. Raggiunta la Bocchetta, si deve salire e poi scendere nel versante opposto per circa 100 metri, calandosi nella conca della Vedretta di Nardis Orientale, per mezzo di una ferrata semplice ma abbastanza fisica. Ora si risale tutto questo piccolo ghiacciaio, tra grossi blocchi di roccia, mantenendosi nel mezzo del vallone e risalendo le tracce che portano ad un salto di roccia che l’abbassamento del ghiacciaio ha reso più difficile da superare (I). Passato questo si risale per facili roccette il pendio che porta sulla cresta, dove ora si deve superare il passaggio chiave della nostra via: poiché il filo di cresta diviene ora impraticabile, la traccia scende alcuni metri nel versante di sinistra, e dopo un’ esposta traversata (II), ritorna in cresta per un canalino, spesso con neve. Appena giunti di nuovo in cresta, ora più larga, si incontra subito il Bivacco Cima Presanella in buone condizioni. Mantenendosi a sinistra della cresta, in circa mezz’ora si arriva facilmente alla cima.
Discesa come per la salita.
Iscrizioni in sede entro il 17 aprile.
